Lo studio come cielo di ferro.

Se voi vedete un discepolo dei rabbini che ha trovato l'oggetto del suo studio così resistente come il ferro, è che egli non ha messo ordine nel suo spirito perché è detto: "se egli non ha affilato il taglio" (Ecc. 10,10); che deve fare? Raddoppiare l'assiduità alla casa di studio, perché è detto: "dovrà raddoppiare i suoi sforzi perché porta vantaggio alla sapienza" (ib. seg.).

Sarebbe valso meglio per lui cominciare uno studio metodico; è quel che faceva Resh Lakish: ripeteva quaranta volte un capitolo appreso in ricordo dei quaranta giorni che servirono per ricevere la Torah. Poi si presentava a R. Yochanan. Quanto a Rabbi Adda Bar Ahabà, egli ripeteva ventiquattro volte quel che aveva appreso prima di presentarsi di fronte a Rava, in ricordo dei ventiquattro libri della Torah, dei Profeti e degli Agiografi.

L. aveva finito di leggere, e tutti si sentivano a disagio. C. era il Segan della comunità e aveva dimenticato di ripetere la Parashah della settimana. A. era l'antropologo e stava ripetendo per la terza volta un esame all'università. B., la giovane glottologa, parlò per prima:

La sapienza orale è ripetizione, la stessa parola "anno" (shanah in ebraico) significa ripetizione del tempo. Il trattato ha una digressione perché, mentre stava parlando della preghiera, della pioggia, della ciclicità del tempo, si apre su un'accademia talmudica e vede i piccoli problemi del Talmid, di colui che apprende. Non più la pioggia dal cielo, ma il ripetersi della parola.

L.: tutti ripetono. Ripete il Santo, Benedetto Egli sia, che dice le Dieci Parole a tutto Israele sotto il Sinai e poi le ripete a Mosè sulla montagna. Mosè ha due volte le parole dal Sinai. Le trasmette al fratello, poi al fratello e ai nipoti, poi tutti e tre le trasmettono agli anziani e tutti insieme al popolo. Qui la situazione non è diversa; il trattato si riferisce al brano del Levitico che noi chiamiamo le Tokhachot (ammonizioni) che comincia: "se voi seguirete le mie leggi ed osserverete e eseguirete le mie Mitzvot, manderò le piogge a voi necessarie a loro tempo" (Lev. 26,3).

L'esecuzione delle Mitzvot è dunque la condizione del rinnovarsi dei tempi: "la vostra vendemmia durerà fino alla semina e la semina fino alla vendemmia" (ibidem), del completamento (Shalem) del ciclo. La negazione delle Mitzvot da parte di Israele o la loro non osservanza provocherà l'ira del cielo: "renderò il vostro cielo come ferro e la terra come rame" (Lev. 26,19). In pochi versi la Torah descrive l'esilio di Israele, lo sterminio dei suoi figli, il ritorno e la benedizione dei patriarchi.

Tutto parte dall'esilio della conoscenza. Per questo è ben grave che la Torah diventi come un cielo di ferro, incomprensibile e avaro per i figli d'Israele. Così il Talmid ripercorre nella ripetizione il processo con cui Mosè Rabbenu accolse la Torah sul monte. L'altro Talmid coordina questa ripetizione collegandola idealmente al dispiegarsi dei ventiquattro libri. Oggigiorno sembra un procedimento difficile, ma è l'unico che spezzi la durezza del cielo, che affili "ferro con ferro" le armi della logica, che rinnovi nelle generazioni l'insegnamento, cioè che faccia cadere le parole "come pioggia sull'erba".

Mi sembra che non sia tutto qui. Ho ritrovato più volte la Mishnah organizzata su cicli di quaranta: per esempio nel trattato Shabbat, i trentanove (40-1) lavori vietati di sabato. Così anche il Pirke Avot ha la descrizione dei quattro tipi di alunno:

Vi sono quattro tipi di persone che stanno davanti ai maestri: v'è la spugna, l'imbuto, il colatoio, lo staccio. La spugna assorbe tutto; l'imbuto da una parte si riempie e dall'altra tutto si svuota; il colatoio fa passare il vino trattenendo le fecce; lo staccio fa passare la farina trattenendo la semola. (Avot 5,15)

Questa Mishnah descrive l'apprendimento della Torah come l'accoglimento di un cibo o di una bevanda che viene dall'alto. Si può accoglierla senza discernere, si può rifiutarla lasciandola scorrere via; negli ultimi due casi è più complessa l'interpretazione. Un allievo accoglie la parte solida dell'insegnamento (la forma) facendo scorrere la parte fluida (la materia), l'altro allievo trattiene la materia più sottile, la farina (l'interpretazione segreta?), separandola dalla semola.

In ogni caso anche la classificazione delle quattro midot degli allievi è organizzata secondo un numero, quattro, che corrisponde alle lettere del Tetragramma.


Uomini e bestie

Resh Lakish disse: che significa il verso "se il serpente morde senza incantesimo, non c'è vantaggio per l'incantatore" (Ecc. 10,11)? Nell'era messianica tutte le bestie selvatiche verranno attorno al serpente e gli diranno:

"Il leone mangia la preda che ha attaccato, il lupo mangia quella che ha sbranato. E tu, che vantaggio hai dalla vittima?"
L'incantatore non ha profitto.

L. si schiarì la voce, era quasi afono per il raffreddore: "La parola è benedizione", disse. Resh Lakish, come sappiamo, è il brigante che è stato affascinato dalla bellezza di Rabbi Yochanan e ha cominciato a studiare la Torah. Egli dà consigli ai Rabbanim, fino a diventare un raffinato esegeta del verso biblico. Predatori e prede sono il suo mondo passato. Questo passo è spesso tradotto letteralmente e il verso finale suona "chi ha una cattiva lingua (Lashon Ha-Ra) non avrà alcun profitto", un invito contro la maldicenza.

Osserviamo come ci è proposta questa Aggadà. Mentre in Isaia 11,6-7 il verso suona:

"Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, e il leone come il bue mangerà paglia... non faranno male né rovineranno in nulla il mio monte sacro, dice il Signore."
Qui le bestie sono tutte vive dato che nell'età messianica non esiste più la morte. Ciascuno vive insieme alla sua preda di un tempo. Solo che il serpente non ha come gli altri un compagno, perché l'incantesimo non è una attività produttiva che renda profitto (yitrun).

A. osservò: tutti diventeranno vegetariani. Era infatti figlio di uno Shokhet; almeno ci resterà la carne del Leviatano. Ma almeno il serpente non era morto: Aben Ezra commenta il verso di Isaia dicendo: "nachash afar lachmo" a causa della punizione del serpente (che mangerà polvere).

Notate, disse A., come questa Aggadà è una favola di tipo greco, come quelle di Esopo, in cui le bestie sono gli unici personaggi. Nel Talmud queste favole sono ricorrenti. Nel Tanakh invece una favola ben famosa è quella raccontata nel libro dei Giudici (Apologo di Yotam), un discorso fra gli alberi che dovrebbero scegliersi un re:

Gli alberi erano andati per ungersi un re, e dissero all'olivo: regna su di noi! L'olivo disse loro: dovrò dunque cessare di dare il mio pingue frutto con cui si onorano D-o e gli uomini e andrò ad agitarmi sopra gli altri alberi? Allora gli alberi dissero al fico: va' tu a regnare su di noi. Il fico rispose loro: dovrò forse cessare di dare il mio dolce frutto e andrò ad agitarmi sopra gli altri alberi?... Allora tutti gli alberi dissero al rovo: va' tu a regnare su di noi. (Giud. 9,8-15)

C.: questo non dimostra che questa Aggadà sia per forza ellenistica. Louis Ginzberg ha dimostrato che le favole hanno uno stretto legame con i miti preistorici. La nostra Aggadà è una tirata contro l'intellettuale di potere, contro l'ideologia. Dice che la peggiore delle belve fa un lavoro "onesto" (mangia per fame) a confronto con la seduzione maligna dell'ideologo (il serpente/maldicente).

Vorrei far notare che questa Aggadà ha una sua compagna. Nel Bereshit Rabbah è infatti detto:

Insegnava Rabbi Shimon Bar Yochai: lo Shabbat disse al Santo, Benedetto Sia: "Signore del mondo, tutti hanno un compagno, ma io non ce l'ho". Disse a lui il Santo, Benedetto Sia: "L'assemblea di Israele è la tua compagna". (Ber. R. 11,8)

Dunque anche lo Shabbat, come il serpente, è "dispari". Potenza dei numeri dispari. 3, 5, 7, 13 sono fonte di cicli cosmici. L'incantatore viene chiamato Baal Ha-Lashon (Signore della parola/lingua). Dunque l'Aggadà dice: "la maldicenza non crea profitto".

Leone - Lupo - Serpente
Vitello - Agnello

Anche qui è un ciclo di cinque, dove l'elemento dispari rappresenta la cessazione (Shabbat) dell'azione, o meglio si rispecchia nel verso del Tanakh. Cioè nella Legge che spezza ogni magia.