Ciò che non è commensurabile.
C'è benedizione solo su ciò che non è visibile, perché è scritto: "L'Eterno ordinerà alla benedizione di essere con te nei tuoi granai". Diceva la scuola di Rabbi Ishmael: "La benedizione è efficace solo sulle cose che l'occhio non può percepire".
I nostri maestri hanno insegnato: entrando in un granaio per misurare il proprio grano si deve dire: benedetto colui che benedice l'opera delle nostre mani. Dopo aver misurato, sarebbe una benedizione vana, perché la benedizione non si estende a niente che sia già pesato, misurato o contato. Essa si posa unicamente sulle cose che non si possono vedere.
C. aprì questo passo, si sedette sulla poltrona e affermò con il dito alzato: "È la lode dell'invisibile. Niente di ciò che è rappresentato è degno di lode, niente che sia opera dell'uomo deve essere benedetto, sarebbe l'idolatria di se stessi. Inoltre contato, pesato e diviso (Dan 5,25) è la scritta misteriosa che nel libro di Daniele appare sui muri della reggia: è la fine dell'impero babilonese. Ascoltate, ho trovato una citazione: fa cose grandi senza limite, meraviglie senza numero. Ecco Egli passa vicino e non Lo vedo (Giobbe 9,10-11)".
L.: "Andiamoci piano, se c'è questo significato nella Ghemarah è solo una interpretazione remez, allegorica. Non è l'unica possibile del resto. Qui siamo di fronte a una Halakhah che ci viene comunicata; cerchiamo di riordinare le idee. Cosa sono le cose che non si contano?
- Il Minian degli ebrei in sinagoga.
- Il numero degli ebrei: infatti si preleva un mezzo siclo al momento del censimento e si conta il totale dei sicli raccolti.
- L'offerta (Terumah) al Tempio: infatti, secondo la Mishnah Terumot, si può prelevare da ciò che è contato, ma non si può contare; si deve prelevare a occhio.
Se vogliamo ricercare delle allusioni bibliche, ricordate che ad Abramo viene promesso che i suoi figli saranno ein mispar, senza numero. Contare è dunque un limite alla benedizione".
A.: "Non è solo per questa ragione. Si benedice prima di mangiare un frutto, prima di lavarsi le mani; la Torah comincia con la lettera Bet che indica la benedizione. Si benedice l'inizio".
S. si aggiustò i capelli e disse: "Come donna, quando si accende la lampada dello Shabbat non si guarda la luce prima di aver detto la benedizione. La benedizione si posa su ciò che è lontano dall'occhio".
L.: "Ecco dunque alcune possibili spiegazioni. Contare è un atto creativo tale e quale come formare il mondo. È un modo per dare la luce. Come è scritto vide che la luce era buona e separò la luce dalle tenebre (Gen 1,4). Dunque vedere è un modo di creare. Contare è un modo di creare, come è scritto e fu sera e mattina giorno uno (Gen 1,8), e anche pronunciare parola è un modo di creare come è detto disse si raccolgano le acque (Gen 1,9). Sono termini antropomorfi, direbbe Maimonide, omonimi di creare, formare, fare.
Con tre forme di espressione Egli ha creato il suo mondo: con il numero, con la lettera e con la parola (Sefer Yetzirah 1,1)
B. era seccato; il suo spirito razionale soffriva: "Non scandalizzatevi se vi parlerò ancora di antropologia. Del resto, con Durkheim, Lévy-Bruhl, Lévi-Strauss, mi sembra che anche questa sia una passione nazionale di noi ebrei. Frazer, ne Il ramo d'oro, afferma che il culto del grano è proprio della terra di Canaan prima degli ebrei, come culto della resurrezione di ciò che è nascosto. Anzi, che dal culto del grano non visibile all'occhio umano siano nati culti misterici. Inoltre, proprio a Rosh HaShanah in parecchie famiglie ebraiche romane si usa piantare del grano in vasetti e metterlo a crescere in posti non in vista".
L.: "Non mi sembra nulla di scandaloso. Anzi, la resurrezione del grano invisibile è proprio il senso simbolico di questo passo del Talmud. Sentite".
L. si mise gli occhiali e ricominciò a leggere: "Rabbi Yonatan disse: il giorno in cui cade la pioggia è grande come quello del raduno degli esiliati di Israele, come è detto: facci tornare come in antico, come i torrenti in una terra secca (Sal 126,4). Nei torrenti è menzionata la pioggia, come è detto: apparvero i canali del mare (2 Sam 22,16)".
Poi Rabbi Yohanan disse: "Il giorno in cui cade la pioggia è grande come quando le armate cessano di combattere, come è detto: tu irrighi i suoi solchi, tu abbassi le zolle più alte (Sal 65,11)".
D. era soddisfatto: "Finalmente un buon segno. Questa pioggia è più importante della Torah e della resurrezione perché la Torah è per gli ebrei, la resurrezione per i giusti, la pioggia è per tutti. Non ci può essere una cosa che dica alle altre: 'sono sempre più importante di voi'; finalmente qualcosa che dica alla pioggia: 'mettiti da parte, io sono importante quanto te': il raduno degli esuli".
Infatti il tornare della pioggia è per benedizione. Mashiv ha-ruach: fai ritornare lo spirito e scendere la pioggia (u-morid ha-gashem).
Tutti salutarono, presero gli ombrelli e uscirono. Pioveva, naturalmente.