L'11 luglio 2006 ho partecipato a Bova Marina (Reggio Calabria) alla conferenza che celebrava il ritorno del mosaico della sinagoga (IV-VII sec. d.C.) nel luogo del ritrovamento.
Si tratta di una testimonianza rara in Italia: l'unico altro impianto sinagogale antico (I sec. d.C.) si trova a Ostia Antica; per la storia calabrese riveste particolare importanza considerato il notevole contributo dato dagli Ebrei alle nostre tradizioni (primo libro a stampa ebraico Pentateuco di Garton: RC 1475, arte della seta e, per esempio, Consolato dell'Arte della Seta a Catanzaro).
Purtroppo, pur avendo sommamente apprezzato gli intenti della Soprintendente di Reggio Calabria, ho dovuto constatare che un reperto così prezioso non era semplicemente male esposto — che in una logica di fruizione immediata del reperto è senz'altro il male minore — ma è stato esposto in una stanza al secondo piano dell'IRSSEC di Bova Marina, piccola in confronto al tappeto musivo.
Esso si trova in posizione precaria su una base, senza nessun tipo di impianto che ne controlli la temperatura o i valori igrometrici e, quel che è peggio, senza alcun sistema di vigilanza: chiunque può toccare indisturbato le tessere rischiando di rovinarne il disegno o, peggio, può deturpare il manufatto.
Sarebbe giusto che i testimoni del nostro passato godano di più rispetto e attenzione; la smania tutta moderna del "tutto e subito" potrebbe rivelarsi più deleteria di quanto operato nel passato sotto l'egida del "niente, meglio in cantina che esposto". Non si riescono a trovare vie di mezzo intelligenti?!