Prima della guerra, una cittadina della Polonia ospitò una compagnia drammatica la cui prima donna, molto bella, era molto gentile con chi era molto ricco. Una sera, in teatro, fu visitata da un ebreo dall'aspetto poco promettente, che volle parlarle dei suoi focosi propositi: — Non sono ricco — fece l'uomo — ma può darsi che quello che ti do basti per comperarti delle calze di seta...

Così dicendo, mostrava una vecchia busta di carta contenente cinquecento rubli. L'attrice, sorridente, gli promise allora che l'avrebbe atteso nel suo alloggio la sera stessa, dopo lo spettacolo.

L'ebreo, timidamente, ringraziò e si permise di porre queste condizioni: oscurità assoluta nella camera e la facoltà, di tanto in tanto, d'uscire per fumare una sigaretta e... riprendere fiato.

A tarda notte, infatti, la donna accolse nella camera del piccolo albergo l'intraprendente ebreo il quale, alle cinque del mattino, era già alla sua... dodicesima sigaretta. Felice, stanca e stupita, l'attrice a questo punto non poté trattenersi:
— Sai, Moschè, che sei un Ercole addirittura, tu?
— Io Moschè? Neanche per sogno. Io sono Isacco...
— Come, come... È vero, tu non sei Moschè... Ma dove è andato lui?
— Moschè è giù in strada...
— In strada? A far che?
— Vende biglietti da cento rubli l'uno a chi vuol venire quassù!