— Salve, Levy!
— Buongiorno, Bloch.
— È un bel po' che non ci si vede. Come va?
— Va bene, grazie... Forse ho trovato la cosa giusta stavolta.
— Che cosa vendi?
— Calendari ebraici... ne vuoi? Per niente cari... Cinquanta centesimi.

— Davvero non sono cari... Però mi domando come tu possa arricchire vendendo oggetti a cinquanta centesimi. Ad ogni modo non mi servono. Perché non vieni mai a trovarci? Rebecca ti vedrà volentieri.
— Ma dove state adesso?
— Sempre in via degli Archivi.
— Oh! Ci vedremo presto... Arrivederci, Bloch.

Levy, difatti, corse subito in via degli Archivi a trovare la signora Bloch.
— Buongiorno, signora. Ho visto adesso suo marito che, non avendo spicci per pagarmi il calendario, mi ha mandato qui. Ecco il vostro calendario.
— E quanto vi devo?
— Un franco soltanto, per voi...
— Non è caro.
— Vero, signora? Grazie e arrivederci. Salutatemi vostro marito.

Bloch arriva a casa subito dopo e, saputo del tiro, si sfoga:
— Che razza di canaglia sporca!... Melania — dice alla serva — corri dietro a quell'individuo che è andato via di qui poco fa e digli di ritornare un momento per l'affare dei calendari.

Melania si precipita e raggiunge Levy:
— Vengo a nome del signor Bloch per quella storia dei calendari.
— So di che si tratta, ma proprio non posso assolutamente venire... Il calendario portateglielo voi, e il padrone vi rimborserà.
— Quanto?
— Due franchi appena... Tanti rispetti ai signori!