In un torrido pomeriggio d'agosto Blumm e Cohen, sdraiati comodamente sui divani di una fresca camera, discorrevano per passare il tempo della propria avarizia: — Caro signor Cohen, io ho dieci servitori e non spendo per il loro mantenimento più di dieci lire al mese! — E io allora, signor Blumm, io che ne ho venti e non mi costano più di cinque lire!

— Che caldo, caro amico, e che bel ventaglio è il vostro! Chissà che prezzo!
— Vi sbagliate... È vecchio e mi è costato poche monete di rame.
— Ma come è che è così conservato?
— Vi dirò, caro signor Cohen, è un mio segreto: io lo agito con lentezza, avanti e indietro e poi indietro e avanti, così che l'aria non ne sciupi i colori...
— Ma il vostro è una vera magnificenza, uno splendore. Scommetto che vi costa un patrimonio.
— Al contrario; l'ho trovato per caso ai bagni.
— E, sono curioso: come fate a conservarlo così bene?
— Anch'io ho il mio segreto: quando voglio sventolarmi, lo tengo bene aperto in direzione del mio naso, davanti a me, e senza muoverlo agito violentemente la faccia da sinistra a destra e da destra a sinistra!