Don Paolo e il rabbino Abramo, vecchi amici, si ritrovano sul solito treno durante un viaggio. Sono soli nello scompartimento e si abbandonano al piacere della conversazione. L'argomento sono i nipoti.
— Pensa, Paolo — dice Abramo — sapessi quanto è intelligente il mio nipotino, figlio di mia sorella Sara. Ah! Cosa sogno per lui. Lo vedo all'università di fisica dopo un brillantissimo liceo.
— E poi? — dice don Paolo.
— Se piacesse all'Onnipotente (benedetto sia il Suo nome), chissà che non diventi un fisico famoso, come Einstein. Pensa che soddisfazione avrei. A proposito, Paolo, e tuo nipote?
— Ah, il figlio di mia sorella! Tutto lo zio Paolo. Pensa che gioca con i santini, fa le prediche, è assiduo alle funzioni. Quanti sogni! Lo vedo in seminario, poi sacerdote...
— E poi? — dice Abramo.
— Ma! Chissà, dopo un periodo di parrocchia può diventare Vescovo...
— E dopo? — continua Abramo.
— Beh! Vedi, dopo c'è la porpora cardinalizia. Certo che sarebbe un bel traguardo. Sarei proprio felice.
— E dopo chi c'è nella vostra gerarchia?
— Abramo, dopo viene il Papa... Certo che avere un nipote Papa... Io lo vedrei da lassù... Ma pensa che felicità!
— E dopo? — continua implacabile Abramo.
— Ma Abramuccio! Sopra il Papa c'è solo Dio! La carriera finisce con il Papato. Non può diventare Dio!
— Però si dice, caro Paolo — prosegue Abramo — che uno dei nostri ce l'abbia fatta!