Durante la guerra, Guglielmo II, passando in rivista uno dei suoi più brillanti reggimenti, mentre si intrattiene con gli uomini a uno a uno, vede che la tenuta di un soldato lascia molto a desiderare.

— Come ti chiami?
— Samuele Kohn, Maestà.
— Non è quella la maniera di tenere la divisa. Otto giorni di prigione.

Dopo qualche mese si ripete l'occasione della rivista al medesimo reggimento, che si è assai distinto in un'azione. Parlando alle truppe, com'era suo costume, il Kaiser termina il suo discorso così:
— E adesso, compagni, in alto il fucile e gridate con me: "Gloria all'invincibile commilitone Guglielmo!"

Tutti eseguono, eccetto uno che non sfugge all'occhio attento dell'imperatore. Precipitandosi verso di lui, Guglielmo, che lo ha riconosciuto, esclama:
— Ma tu sei Samuele Kohn?
— Sì, Maestà!
— E perché, dunque, adesso non m'hai salutato?
— Perché credevo, Maestà, che noi due si fosse in collera... dall'altra volta!